La genesi di un nuovo mondo
"REVNION” è un libro che non si legge in silenzio. Scoppia. Ti arriva addosso come una mina già innescata. Vergari non cerca di farti stare comodo. Ti mette davanti a un mondo che cambia, e non sempre in meglio, e ti lascia lì a guardare l’onda che arriva.
Al centro c’è Drago Ozelot. Un uomo preciso, quasi ossessivo. Ama la musica, ama la scienza. Ci lavora sopra finché non crea il Devil, un dispositivo capace di entrare nelle pieghe più profonde della mente. Fa vibrare le persone, le scuote, e poi le quieta. Alla fine le piega. Lo chiamano “effetto God”: estasi, obbedienza, nessuna scelta. Drago dice che vuole migliorare l’umanità. Ripulirla. Togliere il marcio. Fare un mondo senza egoismi e senza confini. Un mondo dove gli uomini si aiutano e non si mangiano vivi.
Ma il potere pesa sempre. Anche quando lo tieni per fare il bene. Drago si veste da dio, o almeno da qualcosa che gli somiglia. Si fa chiamare il Senzanome. Non minaccia: annuncia. E la gente lo segue perché è più facile seguire una voce forte che ascoltare la propria. È allora che nasce la domanda, quella che nessuno vuole davvero affrontare: si può rendere felice l’uomo togliendogli la libertà?
Vergari non dà risposte. Ti lascia nel mezzo, in quella terra dove nessuno è innocente e nessuno è del tutto colpevole. Mirko, uno degli amici di Drago, lo dice con una risata amara: “È un mondo matto, ma non più matto di quello di prima”.
La vecchia società, quella di prima dell’Avvento, era un luogo stanco. Gente che pensa poco, desidera troppo, e non vede oltre lo schermo di una televisione che succhia tempo e cervello. Dopo l’Avvento cambiano molte cose: armi distrutte, confini cancellati, natura che riprende fiato. La televisione diventa un luogo di sapere, non più un trucco per distrarre. È un mondo nuovo, eppure nessuno capisce se sia un sogno o un incubo.
I personaggi si muovono dentro questa nuova terra come uomini che hanno perso qualcosa. Drago più di tutti. Ha il peso della sua visione ma anche la solitudine di chi non può condividerla. Diossido pensa troppo e non crede a nulla. Mirko crede troppo e non pensa abbastanza. La Resi, il posto dove suonavano insieme, rimane come un ricordo buono e doloroso, come una casa che non c’è più.
Lo stile di Vergari è pulito ma tagliente. La musica è più di un tema: è una lingua che parla agli organi, non alle orecchie. Scuote. Avvicina. Comanda. Tutto vibra, anche le parti del lettore che pensava di avere nascosto.
“REVNION” ti prende e non ti restituisce come ti ha trovato. È un viaggio pesante, psichedelico, a volte persino brutale. Ti costringe a guardare negli occhi le cose che solitamente eviti: il potere, la violenza, la follia degli uomini. E quando chiudi il libro, non sei sicuro di ciò che pensi. Forse non sei sicuro nemmeno di te stesso.
Non è un romanzo per stare tranquilli. È un romanzo per svegliarsi.

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