La Felicità Nelle Opere di Dario Vergari

 


La ricerca della felicità è un tema centrale, complesso e stratificato che pervade le opere di Dario Vergari, spesso trattato in contrasto con la solitudine, il vuoto esistenziale e la manipolazione sociale.

Vergari esplora la felicità sia a livello individuale (attraverso l'amore e il risveglio spirituale) sia a livello collettivo (attraverso la creazione di utopie forzate), suggerendo che la felicità è una condizione transitoria e che la sua ricerca ossessiva può in realtà impedirne la percezione.

La Ricerca di Felicità in Apro gli occhi

In Apro gli occhi, la felicità viene trovata in tarda età dal protagonista, Cesare Serafini, un uomo che incarna il "paradigma della vita sprecata" e la solitudine universale, vivendo con l'ossessione che sulla sua lapide verrà scritto: "vissuto solo morto solo".

Il riscatto di Cesare e la sua scoperta della felicità avvengono su due piani:

  1. Il Risveglio Spirituale: Il protagonista trova un significato nella sua vita vuota attraverso la preghiera e il contatto con la dimensione spirituale. La preghiera diventa un "sentiero sacro che conduce al rifugio" e la fonte di una "squisita sensazione di essere amato, in pace con l’universo intero". Cesare sperimenta l'amore e la misericordia del Signore, sentendosi invincibile.
  2. L'Amore Affettivo: La relazione con Serena è fondamentale. Nonostante Cesare pensi di essere troppo vecchio per l'amore, i due "si abbracciano per recuperare il tempo perduto, e per non perderne più nemmeno un altro istante". Per Cesare, posare il capo dove lo posa chi ama e passare la notte "abbracciando l’amore non ha prezzo per chi... ha rischiato di MORIRE SOLO". L'amore con Serena "guarisce", "dissolve l’orrore" e "crea i nuovi mondi".

La felicità in questo romanzo è strettamente legata al superamento del vuoto interiore che caratterizza la società moderna.

La Felicità Imposta in REVNION

Nel romanzo distopico REVNION, la felicità è esplorata come un obiettivo collettivo imposto:

  • Utopia Coercitiva: Il protagonista, Drago Ozelot, usa un dispositivo di manipolazione emotiva chiamato DEVIL (Dispositivo Emozionale Variabile Intra Limbico) per soggiogare la popolazione. L'intento di Drago è nobile: rendere il mondo un posto Pacifico, bello e rendere addirittura la gente felice, eliminando guerre, povertà e violenza.
  • Il Prezzo: Questa "oasi felice" è ottenuta al costo della distruzione del libero arbitrio. Gli individui violenti, costretti a rivolgere l'odio su se stessi, si sterminano da soli. Il risultato è che ovunque vadano i protagonisti, trovano gente sorridente, persino felice, tranquilla e realizzata.
  • Felicità Ambigua: Il romanzo dipinge un futuro contemporaneamente distopico e utopico. Lo stesso Drago Ozelot, l'artefice di questa felicità mondiale, non è sicuro della propria felicità, ammettendo: "Non lo so, ti giuro che non lo so". Mirko, l'Arcangelo, pur ammettendo che "ne valeva davvero la pena", si sente "schifosamente solo" e vorrebbe avere ancora amici invece di essere un "dio fasullo".

La Felicità nella Sopravvivenza in PhoeniX

In PhoeniX, ambientato in una Terra devastata dalle guerre e sotto una teocrazia, la felicità è vista come un rifugio dalla desolazione e si manifesta principalmente attraverso i legami umani:

  • L'Amore come Punto Fermo: La storia d'amore tra i protagonisti, Auberon Young e Shaila, è il "filo conduttore di tutta la storia", una costante di speranza e un'ancora emotiva in un mondo che si trasforma in incubo. Questo amore "addolcisce e alleggerisce un po' tutto il racconto". L'amore permette al protagonista di crescere e di non soccombere all'orrore dell'apocalisse.
  • Evasione e Conoscenza: La felicità e la speranza sono anche legate alla passione per lo spazio, la scienza e la ricerca di un avvenire migliore.

La Prospettiva dell'Autore sulla Felicità

Interrogato direttamente sul concetto di felicità, Dario Vergari ha offerto la sua visione:

  • La felicità risiede negli affetti, soprattutto nella famiglia (se funzionale e basata sull'amore).
  • Tuttavia, riconosce che la felicità è una cosa molto transitoria.
  • La ricerca ossessiva della felicità mette in una condizione tale da non percepirla, mentre in realtà "basta poco per essere felici".

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